L’articolo del dottor Ravera sul Corriere ha il potere di ricreare intimamente il dilemma riguardo la sostanza dal colore delle nuvole e dal sapore della forza: la cocaina. Infatti è proprio questo il tema del testo in cui si espongono in maniera semi scientifica, con pochi termini tecnici ma mirati ed accessibili, tutti quei distinguo che caratterizzano un tema tanto incassato nella vita quotidiana di ognuno di noi. Chi non ha un collega di cui è dubbia la resistenza alla fatica e allo stress?
Pensare che questa sostanza produce la forza necessaria a sopportare la fatica di tanti uomini messi insieme, ma scaricata su uno soltanto, fa riflettere su quanto una persona sia capace di fare pur di riuscire nel proprio campo, nel proprio settore. Capace di fare quello che altre persone farebbero in anni di lavoro ma ridotto a pochi mesi, talvolta in poche settimane, raramente in pochi giorni. E, in questo caso, il rischio per la salute sale.
E con la salute aumentano i discorsi su tutti quei malati che si ritrovano con patologie mentali create dall’uso indiscriminato di questa sostanza. Discorsi che collegano malattia a invalidità sociale, scaricata sulle spalle dei contribuenti che si ritrovano a dover fare da balia ad un gruppo di persone capaci soltanto di trattare il proprio corpo come un oggetto di consumo qualsiasi. Ma è mai possibile ritrovarsi in mezzo a tanta mancanza di rispetto verso se stessi?
E’ puro edonismo quello che scatta nella testa di chi adopera cocaina. Questo è certo. E questa è una condanna bella e buona verso tutti quei comportamenti che non rispettano la bellezza della vita e lo stordimento che può causare qualsiasi altra sostanza comunemente accettata, come la musica o l’immagine. Anche queste sostanze devono essere prese con le dovute misure, ma sono pur sempre sostanze che non danneggiano come danneggia una sostanza chimica. E se proprio è necessario fare le pulci a tutto questo, il rispetto è sempre la base che manca.
Matteo Baudone







