Il sistema elettorale mutevole

18 Giugno 2009

Con il prossimo referendum, il 21 giugno 2009, si voterà per tre quesiti. Questi tre sono, se presi nel loro insieme, dei quesiti che riguardano il sistema elettorale italiano. Daranno, alla fine del conto, un grandissimo potere ad una preferenza singola, ristretta ad una unica lista, e non all’insieme di

liste in cui la prima è inserita. È certamente, da una parte, un eccellente sistema per le prospettive di una compagine di governo, perché assicura una preferenza stabile, e non condizionata da una coalizione più o meno vasta.

Dall’altra parte invece c’è da notare un fatto: la preferenza è troppo legata al capolista. E questo comporta una eccessiva personalizzazione della politica. Il partito in pratica sarebbe un apparato burocratico che gestirebbe il flusso delle personalità nel Parlamento e nell’esecutivo. Decisamente un impoverimento della cultura politica del paese, che di certo non si può permettere, dopo il fenomeno del partito-persona inaugurato da Berlusconi e che ha visto la sua evoluzione in partito allargato, un simile fenomeno.

Non se lo può permettere per il semplice fatto di essere quasi costretta a buttare alle ortiche la tradizione partitica che le è stata propria durante la Prima Repubblica. Si può obiettare che si è oramai nella Seconda Repubblica, ma a questo la domanda: che cos’è questa Seconda Repubblica? Sembra sempre più assomigliare ad una Repubblica della personalità, in cui i legami sono sempre più o meno indirizzanti verso un unico soggetto fisico, tanto a destra quanto a sinistra.

A monte, la carenza di una cultura politica, quella che è attualmente la locomotiva trainante della crisi a sinistra del PD, non sembra essere una problematica sentita nella compagine maggiore a destra. Probabilmente lo sarà alla data della sparizione del suo leader, Silvio Berlusconi, e assai più probabilmente porterà la politica italiana a dover fare i conti con il meccanismo mal adottato del “copia-incolla” dalle altre culture democratiche. Per questo aumentare la forza della lista: per evitare a destra un trauma alla fine dell’era berlusconiana. Il giudizio se questo sia un modo corretto di gestire la democrazia di un paese è da destinarsi in altra sede.

Matteo Baudone