Se uno si è stancato di Berlusconi e di tutto quello che comporta, magari avrebbe voglia di lasciare il paese per provare a vivere in una altra situazione. Probabilmente in un altro paese. In questa intervista si parla di cosa significa andare in un paese come l’Inghilterra partendo da zero, con tanta voglia di imparare una nuova lingua e tanta fame di qualcosa di diverso.
Si lamenta di non essere più in grado di parlare italiano, di averlo perso con l’apprendimento della lingua inglese, un apprendimento basato non più sul collegamento al vocabolario italiano, ma all’enciclopedia mentale inglese acquisita. Ne parla molto tranquillamente Luca Lo Guercio, nato a Torre Orsaia in provincia di Salerno. Un trentenne che dopo aver viaggiato in Europa ha deciso di stabilirsi a Londra, di vivere e lavorare lì, parlando inglese 24 ore su 24, anche nell’intimità, e dicendo grazie alle rare occasioni in cui può scambiare alcune parole in italiano con altre persone che lo conoscono.
Sei arrivato qui dall’Italia o da un altro paese?
Dall’Italia
Eri uno studente, eri un lavoratore?
Ero un lavoratore.
Di che cosa?
Beh, sai come funzione in Italia. Ho fatto un po’ di tutto.
Si.
Tinteggiatore, falegname, muratore, imbianchino, piastrellista, you know. Sai come funzione in Italia. Specialmente al Sud.
Hai fatto altri viaggi in vita tua?
Prima di arrivare qua sono andato in Germania.
Hai lavorato anche in Germania?
Si, anche li ho lavorato. C’ho vissuto un anno.
E perché te ne sei andato via?
Uno dei motivi principali è stato la lingua. La Germania è bellissima, però la lingua è difficilissima da imparare. Poi non c’era il tempo per farlo, perché si lavorava tanto. E poi lavoravo con italiani.
Questo rende difficile imparare una lingua nuova
Esattamente. Ti rende difficile la vita. Perché non hai tempo di fare niente, praticamente.
Fai quello che faresti in Italia ma in un territorio altrui.
Esattamente.
E oggi vivi a Londra. Che lavoro fai?
Lavoro in un negozio. Commesso
Che negozio è?
H&M
La catena internazionale di moda.
Si, si può dire cosi. 34 nazioni al mondo. 78.000 dipendenti.
Ti piace il tuo lavoro?
È un bel lavoro. A volte stressante, ma è un bel lavoro.
Ti piace il rapporto con il pubblico?
Si. Mi piace conoscere nuova gente, incontrare nuove persone come è successo oggi con te. Mi piace parlare con loro. Mi piace ascoltare da dove vengono, che cosa fanno. È bello. Impari. Impari tante cose dalla gente.
Perché hai scelto Londra?
Per la lingua.
Perché era più semplice?
Perché avevo voglia di imparare l’inglese. Perché mi è successa una strana cosa. Quando io ero piccolo volevo studiare l’inglese. Mi dicevano al tempo che il francese era più importante dell’inglese. Allora mi hanno costretto a studiare il francese. Io mi ricordo che mi sono arrabbiato, anche molto. Però non ho potuto fare tanto di più. Ho dovuto accettare quello che dicevano. E studiare francese al posto dell’inglese. Però mi è rimasta sempre questa cosa nella mia testa: l’inglese, l’inglese. E così dopo la Germania mi sono detto: ma perché non andare a Londra per imparare l’inglese? Ho deciso di fare una vacanza di due o tre settimane. Per vedere quello che succedeva
Sei venuto qui come turista, in pratica.
Esattamente.
E poi come sei diventato lavoratore? Casualmente, cercando?
Si casualmente. Ho conosciuto un portoghese, che parlava italiano molto bene. Mi ha detto: avresti voglia di provare a lavorare qua? Abbiamo parlato e alla fine gli ho detto: io non parlo inglese, se mi chiedi il nome in inglese non ti rispondo perché non ti capisco.
E come hai ovviato il problema?
Il mio primo lavoro è stato in una grande catena di ristoranti dove ti prendono anche se tu non parli inglese. Tu praticamente dovevi solo pulire.
Hai cominciato dal livello più basso, in pratica.
Esattamente. Pulivo i tavoli in un ristorante, solo i tavoli
E poi come sei passato al livello di commesso?
Ho fatto le mie figuracce. E poi comunque sono andato a scuola. Facevo cinque giorni di lavoro, due giorni di scuola, per due-tre anni. A quel tempo dimagrii dieci chili.
Non c’era mai tempo per riposarsi.
Esattamente.
Scuola pubblica o privata?
Nel mio caso è stata pubblica..
E come ti sei trovato?
Ah, benissimo. Erano tutti amichevoli.
Parlavano in inglese o parlavano in italiano?
Parlavano in inglese e io non capivo niente.
Immagino che la prima lezione sia stata un trauma.
È stata un trauma.
Adesso vivi solo o in compagnia con altre persone?
Vivo con la mia compagna.
Hai vissuto in compagnia o hai vissuto da solo? Come ti sei dovuto giostrare?
Ho sempre vissuto in compagnia, per il problema dei soldi. E poi vivere da solo non è bello comunque.
È la città non ti fa vivere da solo.
Esattamente. Primo perché è caro, e poi perché è brutto.
Allora è vero il mito che Londra è cara?
Vero, molto vero.
C’è una cosa che vorresti dire a chi è in Italia e che vorrebbe fare la tua stessa esperienza? Un consiglio, un avvertimento?
Un consiglio. Perché adesso le cose sono cambiate.
Da quando?
Da quando è scoppiata la crisi, che è mondiale.
La crisi ha praticamente creato problemi per chi vuole fare la tua stessa esperienza?
Non è più come prima, come tre o quattro anni fa. La situazione è cambiata. C’è meno lavoro. C’è più difficoltà a trovare lavoro.
Matteo Baudone
Pubblicato da ilprimopasso 






