La ragione della semplicità.

13 Aprile 2009

Sul Corriere della Sera di sabato 11 aprile 2009 è stata pubblicata una lettera semplicissima, ma piena di significato. Eccola qui riportata:

Aiutare con intelligenza

Mi rivolgo a coloro che pensano di partire come volontari. Non salite sul primo treno per l’Abruzzo, contattate prima una delle numerose organizzazioni presenti in loco, chiedete se e quando hanno bisogno di voi. Un numero eccessivo di persone, oltre a essere inutile, rappresenta un costo aggiuntivo per le associazioni. Valutate il periodo della vostra permanenza. Un volontario che si ferma solamente pochi giorni è di difficile gestione. Non abbiate fretta. Ci sarà bisogno di voi anche fra un mese o più. L’emergenza non finisce quando il terremoto non occuperà più le prime pagine dei giornali. Durerà anni. (il sottolineato è mio, ndr) In Umbria nel 1997 i moduli abitativi (container) sono arrivati tre mesi dopo la prima scossa. Cinque anni dopo, nel 2002, c’erano ancora persone che vivevano nei container. Oltre a quello pratico e logistico, esiste un importante lavoro sociale da compiere. Abbiate un occhio di riguardo per le persone anziane, sicuramente i più colpiti dalla tragedia. Per quanto riguarda gli aiuti materiali, prima di iniziare una qualsiasi raccolta, andrebbero contattate le varie organizzazioni. È inutile mandare pasta e zucchero se mancano invece olio e sapone. Ho visto camion interi di materiale didattico rispediti al mittente o mandati al macero per l’impossibilità di immagazzinare il tutto.

Diego Repetto

Che cosa ci dice di importante? Le due frasi sottolineate riassumono egregiamente il pensiero: il terremoto non è finito; il peggio deve ancora arrivare.

Nella riassuntiva frase di Berlusconi sulla fine dell’emergenza si può leggere la volontà di dire che il peggio è passato, che la fase immediata di problemi è finita. Insomma: finito il funerale, tutti a casa propria. Niente di più scorretto, a mio avviso. Perché si saranno contati i morti, ma restano i vivi a cui dare attenzione. Quei vivi negli ospedali, negli alberghi, nelle case messe a disposizione dai privati – perfino da Berlusconi stesso, di cui gli va dato atto del gesto caritatevole –, nelle tendopoli, nei vagoni letto: tutta gente senza una casa, ma a cui una casa va trovata.

Se, come viene detto nella lettera, si aspettano i container, e risuccede come per l’Umbria di dieci e passa anni fa, si dovrà aspettare parecchio. Non solo per portarli nei luoghi preposti, ma anche per alloggiarvi la gente. Con l’idea sott’intesa di lasciarla li, la gente. Non si può negare che il governo, nella persona di Berlusconi sia stato con le mani in mano, e con lui la protezione civile. E che tuttora siano entrambi nella stessa situazione. Ma come si sarebbe fatto nel caso in cui il terremoto fosse successo in pieno inverno, col gelo da combattere nelle tende, con la gente uscita di casa in fretta e furia vestita del solo pigiama da notte?

Berlusconi ha sbagliato a sbandierare che l’emergenza è finita. Casomai è terminata, forse, la fase critica, con i primi aiuti da dare e le persone da salvare dalle macerie. E dire che Berlusconi è un uomo di media: sa come avere a che fare con loro (oppure è solamente in preda del suo staff elettorale?).

Un grazie Comunque a Diego Repetto, per la sua lettera. E a Sergio Romano – o chi collabora con lui alla pagina delle lettere – per averla pubblicata.

Matteo Baudone