Ferruccio de Bortoli direttore del Corriere della Sera.
Questi i due articoli del Corriere, di Repubblica e del Sole 24 ore.
Vivi auguri di una serena direzione. Senza Intoppi.
Come mai non è stata continuativa, da quella precedente?
Matteo Baudone
Ferruccio de Bortoli direttore del Corriere della Sera.
Questi i due articoli del Corriere, di Repubblica e del Sole 24 ore.
Vivi auguri di una serena direzione. Senza Intoppi.
Come mai non è stata continuativa, da quella precedente?
Matteo Baudone
Gli uomini nascono. Gli uomini crescono. Gli uomini vivono. Soli. Anche se pieni di amici, pieni di indirizzi nella rubrica o nella scheda del cellulare, la solitudine sempre veleggia ed aleggia sopra le teste. Perché allora non crearsi degli esseri artificiali, con cui sopperire alla situazione? È un futuro possibile.
Lo è stato al tempo dello scrittore Philip H. Dick, (gli anni sessanta). Questo amante del mondo della fantascienza, o per meglio dire della fantasia scientifica, ha dato vita ad un mondo in cui gli uomini hanno intossicato il proprio pianeta al punto da costretti ad emigrare su colonie o pianeti altri. Ma su questi pianeti, la razza umana ha bisogno di un esercito di esseri viventi che possano fare i compiti degli esseri umani che gli sono resi impossibili dalle condizioni mancanti rispetto alla terra: degli aneroidi. Ma alla fin fine, come descritto nella postfazione alla fine della narrazione, sono degli elettrodomestici: delle macchine ben costruite, ma soltanto delle macchine. Nulla a che vedere con gli uomini… o no?
Ma il titolo della traduzione in italiano (“Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” Fanucci editore) parla anche di una questione molto interessante. Ovvero degli animali. Perché il protagonista vive, nella sua quotidianità, una vergogna molto forte per il suo ambiente: ha un animale elettrico, un animale finto. Infatti, con la distruzione del pianeta, gli esseri umani hanno distrutto anche la fauna ambientale, portando all’estinzione un sacco di specie animali e costringendo gli esemplari rimasti a diventare merce di un commercio globale, come quello delle macchine o dei vini nel nostro mondo, dove la rarità o meno è oggetto di scambio e di prestigio sociale.
Una domanda sorge, alla fine della lettura del libro: può essere una routine distruggere qualcosa che oramai fa parte in modo fondamentale della vita e della cultura umana del mondo parallelo descritto da Dick?
Matteo Baudone
Da quando Berlusconi veniva preso in giro per il suo partito di carta, che non avrebbe fatto strada, quel progetto politico è maturato. Fino al congresso di apertura del Partito delle Libertà. Perché di questo partito tutto si potrà dire, tranne che è un non partito.
Bisogna risalire ai primordi, al famoso messaggio del milione di posti di lavoro del 1994. Con quello parte il cammino di Berlusconi in politica. E con lui parte il partito personale chiamato Forza Italia: il partito azzurro e dalla canzone famosa. Una forza politica progettata al pari di un progetto di marketing, sotto l’iniziativa di un fortunato e facoltoso imprenditore del settore televisivo e della carta stampa: come si poteva pensare che sarebbe stato un fuoco di paglia?
Quel progetto è cresciuto e si è espanso nel territorio della politica nazionale, dapprima con un naturale rigetto, ma poi con una adesione robusta della popolazione tanto da renderlo una forza politica inattaccabile. Tentativi di attaccare a livello giudiziario il leader a parte, l’alleanza con la Lega, con l’UDC e con Alleanza Nazionale ha portato il centrodestra a governare il paese per una intera legislatura, pur con un rimpasto ministeriale. Si possono poi menzionare i Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla (famosa per le calze autoreggenti), ma sono solo un episodio mediatico.
Con la nascita del nuovo Partito della Libertà, grazie all’unione delle due forze AN e Forza Italia, le antiche diciture di “partito di carta”, “partito personale”, “partito di latta” (questa presa dal libro di Giannini) scompaiono. Berlusconi può contare su una forza politica che non ha pari (neanche il Partito democratico ha la stessa potenzialità). Tutte quelle accuse di personalismo della politica scompaiono come se non fossero mai esistite. La partiticità di AN ha irrobustito le deboli costole di Forza Italia, che ridotto all’osso era un partito politico “commerciale”. È nato il partito unico.
Ma di chi è questo partito?
La risposta è ovvia: non di Berlusconi, ma dei suoi progetti. Anche se la persona fisica fosse sconfitta, tutte le idee, i progetti, gli affari che gli sottostanno rimarrebbero vivi e vegeti. Non basterebbe annientare il soggetto per annientare tutto quello che quel soggetto porta con se. La potenza che Fini aveva è stata assorbita e fagocitata (forse il termine è eccessivo, ma figurativamente azzeccato) per fare in modo che Berlusconi mito possa sopravvivere anche dopo la sua disfatta.
Non ha più molta importanza che scompaia il nome dal simbolo rotondo del partito. L’insieme dei significati e dei concetti che esso comporta sono diventati il midollo, il pilastro centrale dell’impianto partitico principale della destra italiana.
Matteo Baudone.
(l’articolo del congresso di formazione sul sito del Corriere)
Il foglio rosa prima dei famosi diciotto anni. E tanti altri provvedimenti:
da “Il sole 24 ore – Motori 24“
Quanto possono essere convincenti, a parte le sanzioni forti?
Matteo Baudone
Roberto Saviano alla Rai, ospite di Fabio Fazio. Visto da due fonti:
da “Repubblica” da “Corriere della sera“
Qual’è il limite tra personaggio simbolo e simbolo?
Matteo Baudone