La differenza del diverso

25 Novembre 2009

Quando qualcosa spaventa, lo si demonizza fin nei suoi dettagli, fin nelle briciole della sua presenza. E questo lo ben descrive Gian Antonio Stella nell’estratto del suo ultimo libro "Negri, froci, giudei & Co." da oggi in libreria. L’estratto parla anche di una intervista pubblicata sul "Manifesto" a Primo Levi che definisce l’antisemitismo come un Proteo, che cambia forma ma che si ripresenta sempre, puntuale come un orologio.

Si potrebbe ampliare la cosa e definire come Proteo qualsiasi forma di differenzialismo, anche fatto da simili di terra, di sole, di nascita, perfino di sangue. Non si capisce, o forse lo si capisce fin troppo bene, perchè il diverso sia tanto sottolineato. Da una parte c’è chi vorrebbe che questo non succeda, che sia lasciato sotto silenzio quello che differisce e innanzi amplificato quello che unisce. Ed è un istinto comprensibile: quello che unisce non divide.

Ma tante volte quello che divide, tra le persone, è quello che fortifica le stesse. Perchè la coscienza che esiste qualcosa che un altro non ha rispetto a noi, fa sentire noi degli dei in terra, con il potere di decidere del destino di chi non possiede quello che noi invece possediamo. Sarà certamente questo uno degli schemi fissi che si vedrà svolgere sotto gli occhi del mondo quando inizieranno le prime schermaglie atesignane alle guerre dell’acqua.

A parte tutto, le differenze fanno paura. Perchè la paura è uno dei pilastri portanti dell’animo umano. Gli uomini provano paura perchè sono uomini e sono uomini anche perchè provano paura. Dire che un giorno, magari grazie al libro di Stella, spariranno le paure del diverso e le diversità, è una utopia. Di discriminazioni ce ne saranno sempre proprio perchè è tipico dell’uomo discriminare. E’ una caratteristica dell’uomo la differenza di uno rispetto ad una altro.

Matteo Baudone


Le ronde: quello che sono

24 Novembre 2009

Ha tutto il diritto di dire, Pierluigi Battista sul Corriere di oggi, che le ronde sono una occasione di attività civica della popolazione. Ma che non siano in assoluto una occasione di poter vedere in azione tutto lo squadrismo che ci si porta, nel dna o sottoforma di rancore storico della destra e sinistra italiana, addosso questo no. Perchè se la legge permette ad un gruppo di persone di associarsi in squadre di persone, lo scatto da squadra armata di pettorine a squadra in divisa militareggiante e armata di manganelli fatiscenti è breve.

Sarebbe stato di certo più fruttuoso decidere, nel tempo di discussione che è stato necessario per varare questa legge, qualcosa per potenziare le forze dell’ordine esistenti e di cui la popolazione italiana è certamente fiera. Inoltre di ronde nella storia italiana ce ne erank già state altre e di quelle c’è stato bisogno della guerrigiali su per i monti per sbarazzarsene. Questo è quanto.

Matteo Baudone


La delusione della successione

23 Novembre 2009

Si è aperta la caccia del tutti contro tutti per vedere chi è il più capace a sotituire il leader della destra italiana, Silvio Berlusconi.
Per quanto lui si affanni a decretare che l’episodio delle dichiarazioni di Brunetta è solo una cosa da isolare, sull’opinione pubblica, per quanto controllata dai suoi  direttori di giornale, la cosa ha lasciato la sua traccia. Come una ferita appena aperta, bisognerà aspettare quanto sangue uscirà e quale sarà il tempo di coagulazione. Se ci sarà un tempo di coagulazione.

Matteo Baudone


La mia macchina

22 Novembre 2009

automobile (350 x 233)    

Un concentrato di meccanismi elettronici mai funzionanti. Ecco come descrivere la mia macchina. Non ne ha mai avuto voglia, di funzionare. Di fare il suo dovere di mezzo di locomozione. Adesso mi ritrovo di fronte al dilemma più insidioso: tenerla o cambiarla? Perchè la questione si fa seria: con tutti gli incentivi che ci sono in giro, economici e non, bisogna cadere in tentazione?
    Io ci ho pensato molto tempo. Ho riportato la mente a tutte le disavventure accadute a me e a lei, sulle strade di mezza italia. Ai black-out della centralina (ne avrò contati cento, a memoria mia…). All’iniezione che non dava mai la spinta giusta al motore. E poi i tergicristalli quando pioveva o i finestrini quando faceva caldo. Ogni malfunionamento era collegato ad un periodo preciso del tempo atmosferico o della stradfa che percorrevo. Gli unici fedeli sono sempre stati i freni, che non mi hanno mai abbandonato (almeno quelli…). Ma adesso il dilemma ritorna: cambio o non cambio?
    Ho deciso di cambiare. E ho preso un modello base, senza troppi meccanismi eletttronici; perfino gli alzacristalli sono a manovella. Il motore è un benzina di bassa cilindrata, cosi da no dover stare troppo dietro a spese di mantenimento alte. Sono ritornato indietro. E dopo di questo non ho avuto problemi di nessun tipo. ho dovuto perfino buttare il sistema di ricarica della batteria che mi tenevo sempre dietro nel bagagliaio. E tutto il set di attrezzi da meccanico portatili, anche loro presenza fissa dietro il sedile posteriore.
    E’ passato un anno da quando ho cambiato. E la macchina fila liscia come l’olio che non cambio da tantissimo (prima ogni mille chilometri dovevo dare il largo al vecchio e metterne di nuovo…). Ogni tanto devo fermarmi ad un autogrill per sentire la sensazione di sosta obbligata per danni impellenti. Voi cosa dareste per avere di nuovo la sensazione del passato che freme come una scossa elettrica per tutto il corpo?

Matteo Baudone


La visita preferita

21 Novembre 2009

Che cosa spinge un politico a frequentare un transessuale? Di certo la esclusività dell’esperienza: il poter aver a che fare con uno dei cinque sessi (maschio, femmina, gay, lesbica e transessuale) tra i più rari da poter coinvolgere. Eccoci di nuovo, come recitano le cronache dei giornali, agli scandali simil epocali come quello di Wilma Montesi, ritrovata morta a Tor Vaianica. Ma è davvero tanto epocale tutto questo?

La risposta è no. Di certo trovare in flagrante un politico in compagnia di transessuali che smerciano droga e altre sostanze fa scalpore perchè si tratta di un cittadino che ha il compito di giudare la comunità, compito che gli è consegnato dal voto popolare. Ma dal momento che al vertice della Presidenza del Consiglio si trova un personaggio che per intensità dovrebbe piantare una tenda da campeggio dentro le aule di tribunale, di cosa ci si dovrebbe stupire?

E come dimenticarsi di quel politico che si fece forte della priorità che hanno le ambulanze per arrivare in tempo ad un talk show su LA7? In fondo essere politico porta chi ne è incaricato a sentirsi un bambino nel paese dei balocchi, pronto a fare tutte quelle esperienze vietate alla comunità che si guadagna lo stipendio ingoiando dalla mattina alla sera qualsiasi tipo di vessazione. Che bello essere politici.

Ma non dovrebbe eserci una sorta di vocazione a fare quel tipo di lavoro, fatto da chi vede nella politica l’occasione per migliorare il mondo e dargli una direzione più equa e giusta? Certamente no. Se poi hai alle spalle una azienda a cui direzionare tutte la attenzioni istituzionali possibili immaginabili, chi ti vieta di sentirti il signore capace di portare il paese ad un altro livello? Niente e nessuno può vietarti di sentirti cosi, nemmeno la giustizia.

Matteo Baudone