9 Novembre 2009

In questa foto il Segretario di Stato Americano Hillary Clinton fa la conoscenza del compagno del ministro gay tedesco Westerwelle.
Come dice il titolo del riquadro della prima pagina: a Berlino cade un altro muro.
Matteo Baudone
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8 Novembre 2009
Era un uomo interessante, anche dopo il tutore nel femore e quella cicatrice sul fianco dell’occhio destro. Da pirata del sesso femminile si era trasformato in un pirata vero e proprio, con tanto di gamba malferma e cicatrice memoria di battaglie. Il suo lavoro non lo teneva di certo lontano dalle tentazioni della carne, sempre in volo tra l’Asia, l’America e l’Europa. Ma qualcosa mancava alla sua vita già troppo movimentata di suo. Un figlio.
Aveva provato anche qualche storia seria a sufficienza per far sobcciare amore adatto ad un figlio. ma quelle due storie lo avevano stufato. Non c’era collega o collaboratore che non gli faceva presente la paternità con cui trattava tutti quanti, perfino gli esterni che non lavoravano per l’azienda. E sicchè provò l’ultima delle speranze, con la sua ultima compagna fissa di due anni, con cui una casa felice e una vita serena erano il corollario di tutte le speranze per avere un figlio.
L’assistente sociale fu comprensiva e seria allo stesso tempo. Aveva visto che i due potevano avere un figlio, visto che lui era una persona che ispirava solidità, e lei era una donna che, come lui, aveva affetto da dare, ma quell’utero che aveva fatto della sua essenza soltanto la sede delle "cose" femminili non poteva accontentarla naturalmente. Adottare un figlio? Se non lo avessero stressato i colleghi con quelle battutine e quei discorsi seri fino alla nausea non gli sarebbe mai passato per la testa. Ma ci poteva provare. Anche a fare i conti con il passato.
"Pronto?" fu la prima parola all’apparecchio. Una stranezza visto l’interlocutore. La voce era diversa. Infatti non era lui, ma una donna. La donna di servizio. Chiese di parlare con il padre. Ma il padre era morto, quella notte, poche ore prima, nel sonno. E non lo avevano avvertito prima perchè aveva detto in ufficio di non essere disturbato. Suo padre aveva sempre avuto una salute di ferro. Mai avrebbe avuto il sospetto di poter pensare ad una sua dipartita, in quel modo. E adesso? A chi avrebbe chiesto consiglio per tutti quei dubbi su come educare un figlio? Per quanto bravo tu possa essere con gli altri, con i tuoi come fai? Non puoi fare come si fa con un sacchetto della spazzatura, che lo prendi, lo usi e lo butti appena fatto.
L’assistente sociale fu comprensiva. La pratica fini nel tritacarte.
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Pubblicato da ilprimopasso
7 Novembre 2009
L’articolo del dottor Ravera sul Corriere ha il potere di ricreare intimamente il dilemma riguardo la sostanza dal colore delle nuvole e dal sapore della forza: la cocaina. Infatti è proprio questo il tema del testo in cui si espongono in maniera semi scientifica, con pochi termini tecnici ma mirati ed accessibili, tutti quei distinguo che caratterizzano un tema tanto incassato nella vita quotidiana di ognuno di noi. Chi non ha un collega di cui è dubbia la resistenza alla fatica e allo stress?
Pensare che questa sostanza produce la forza necessaria a sopportare la fatica di tanti uomini messi insieme, ma scaricata su uno soltanto, fa riflettere su quanto una persona sia capace di fare pur di riuscire nel proprio campo, nel proprio settore. Capace di fare quello che altre persone farebbero in anni di lavoro ma ridotto a pochi mesi, talvolta in poche settimane, raramente in pochi giorni. E, in questo caso, il rischio per la salute sale.
E con la salute aumentano i discorsi su tutti quei malati che si ritrovano con patologie mentali create dall’uso indiscriminato di questa sostanza. Discorsi che collegano malattia a invalidità sociale, scaricata sulle spalle dei contribuenti che si ritrovano a dover fare da balia ad un gruppo di persone capaci soltanto di trattare il proprio corpo come un oggetto di consumo qualsiasi. Ma è mai possibile ritrovarsi in mezzo a tanta mancanza di rispetto verso se stessi?
E’ puro edonismo quello che scatta nella testa di chi adopera cocaina. Questo è certo. E questa è una condanna bella e buona verso tutti quei comportamenti che non rispettano la bellezza della vita e lo stordimento che può causare qualsiasi altra sostanza comunemente accettata, come la musica o l’immagine. Anche queste sostanze devono essere prese con le dovute misure, ma sono pur sempre sostanze che non danneggiano come danneggia una sostanza chimica. E se proprio è necessario fare le pulci a tutto questo, il rispetto è sempre la base che manca.
Matteo Baudone
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Pubblicato da ilprimopasso
6 Novembre 2009
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Pubblicato da ilprimopasso